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La Via, allinizio, è oscura. Perfino i passi iniziali sono avvolti nella foschia. Le vette verso le quali essa conduce sono apparentemente racchiuse in una coltre di nuvole che sembrano, osservandole dal basso, impossibili da penetrare. E questo è un bene, perché vedere troppo chiaramente cosa si trova davanti a noi potrebbe nel complesso intimidirci più del necessario. Le chiarificazioni emergono solo in retrospettiva: il viaggiatore che si è incamminato lungo questa Via si è lasciato alle spalle una terra tranquilla e pacifica, ha affrontato un viaggio che presenta continue sfide, ma che offre anche ricompense maggiori di quanto egli si fosse aspettato allinizio. Procedendo lungo la Via, egli si renderà conto di essere diretto verso una meta che, pur rimanendo misteriosa, risulta assolutamente attraente. In questa Via non si tratta di viaggiare in senso fisico, sebbene rari siano i bugeisha che scoprono di poterla percorrere interamente senza lasciare la propria casa. La Via è un viaggio della mente, dello spirito e, alla fine, anche dellanima. Le meccaniche della Via sono un contributo dei taoisti, antichi sapienti della Cina la cui filosofia del Tao (Do in giapponese) stimolava a vivere unesistenza sintonizzata sulle correnti della natura. Nel pennello del calligrafo, Do è un carattere composto. I tratti che indicano «principale» o «fondamentale» sono uniti a quelli del radicale che significa «movimento». Perciò Do vuol dire «strada importante», una Via da seguire in armonia e sintonia con le vicissitudini che luniverso suggerisce, un sentiero lungo il quale scoprire lunicità degli elementi della vita nelluniverso. In questo senso, le tracce della Via sono molto antiche. Essa prese per la prima volta forma quando un individuo cominciò unattività con la consapevolezza di spingersi oltre il puro utilitarismo e di superare le restrizioni dellego. È vero, il Do può portare allarte, può anche essere di valore pratico, ma lo scopo ultimo della Via è il «processo». Significa fare una cosa non per il suo risultato, bensì impegnarsi perché compiere questo atto ci libera dalle costrizioni del nostro io limitato: il narcisismo, legocentrismo, la preoccupazione indotti dai timori, dai problemi e dai dubbi che rendono più misera la nostra vita quotidiana. La Via ci attira nel luogo in cui domina il nostro io potenziale: lautorealizzazione, lautocoltivazione e lautoperfezione. il Do è sia singolare sia universale, è aperto a tutti coloro che possiedono la determinazione e linclinazione per percorrerlo. Quelli che lo fanno, comunque, scelgono una grande varietà di discipline per avvicinarsi al sentiero, perché il Do trascende lo specifico per approdare al generale. La cerimonia del tè, larte di disporre i fiori, il giardinaggio, ciascuna di queste discipline è un sentiero della Via. La strada scelta dal bugeisha è la Via marziale. Sebbene la forma particolare che esso assume non abbia importanza, il Do del bugeisha porta a un più immediato confronto con i conflitti fondamentali della realtà: la vita e la morte, il dolore e il piacere, i problemi temporali e i problemi spirituali. La Via marziale richiede resistenza morale insieme al coraggio viscerale ed emotivo. Esige sia coscienza sociale sia resistenza fisica. Siatene certi, ciascuna di queste qualità sarà messa alla prova nel corso del cammino. Esse verranno, nel contempo, purificate e rafforzate durante il processo, ma dovrebbero essere comunque presenti, almeno a un certo livello, in colui che decide di intraprendere un viaggio che lo porterà molto lontano. Come viaggiatore della Via, il bugeisha viene orientato da un sestante sensibile al Fulcro della cultura tradizionale giapponese. La geografia di questa cultura è il territorio sul quale tutte le Vie del Giappone sono cresciute e si sono alimentate. Il livello di familiarizzazione e di adattamento a questo territorio da parte del bugeisha avrà un peso notevole nel successo del suo cammino. Un individuo che inizia a percorrere la Via marziale devessere coraggioso e virtuoso, deve possedere senso dellimpegno e sensibilità nei confronti dei valori del passato. Nonostante debba avere questi lodevoli tratti caratteristici, laspirante bugeisha possiederà anche incertezze interiori, compreso il sospetto di aver perso qualcosa nella propria esistenza, qualcosa di vitale. È per questa ragione che intraprende il cammino che lo porterà alla sua misteriosa destinazione. Lo farà nonostante gli altri gli facciano notare che la Via è una pratica ingenua, fuori moda o idealistica. Prosegue nel cammino perché sa che altri ci sono passati prima di lui, perché limmutabile direzione della Via lo attrae e lo chiama. Va avanti perché si sente costretto a farlo. Ha iniziato il viaggio di una vita perché è convinto che, come rivela il kanji per Do, questa è la strada principale che deve percorrere. Tale Via è lunica che lo potrà portare a un luogo degno di essere raggiunto. |
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